Enrico Rava Fred Hersch Duo (prima assoluta) il 9 luglio al Pescara Jazz Festival

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Enrico Rava Fred Hersch Duo

9 luglio
Porto Turistico

(prima assoluta)

ENRICO RAVA

È sicuramente il jazzista italiano più conosciuto ed apprezzato a livello internazionale. Da sempre impegnato nelle esperienze più diverse e più stimolanti, è apparso sulla scena jazzistica a metà degli anni sessanta, imponendosi rapidamente come uno dei più convincenti solisti del jazz europeo. La sua schiettezza umana ed artistica lo pone al di fuori di ogni schema e ne fa un musicista rigoroso ma incurante delle convenzioni.
La sua poetica immediatamente riconoscibile, la sua sonorità lirica e struggente sempre sorretta da una stupefacente freschezza d’ispirazione, risaltano fortemente in tutte le sue avventure musicali. Tra la sua numerosa discografia sono da segnalare gli imperdibili Quartet (ECM 1978) “Rava l’opera Va” (Label Bleu 1993), “Easy Living” (ECM 2004), “Tati” (ECM 2005) e “The Words and the Days” (ECM 2007), “New York Days” (ECM 2009), “Tribe” (ECM 2218) e ” On The Dance Floor ” (ECM 2293) Non è difficile usare i superlativi per raccontare la sua avventura musicale, talmente ricco è il suo curriculum, talmente affascinante il suo mondo musicale, talmente lungo l’elenco dei musicisti con i quali ha collaborato, italiani, europei, americani: Franco D’Andrea, Massimo Urbani, Stefano Bollani, Joe Henderson, John Abercrombie, Pat Metheny, Archie Shepp, Miroslav Vitous, Daniel Humair, Michel Petrucciani, Charlie Mariano, Joe Lovano, Albert Mangelsdorff, Dino Saluzzi, Richard Gallliano, Martial Solal, Steve Lacy, Mark Tuner, John Scofield ecc… Ha effettuato tours e concerti in USA, Giappone, Canada, Europa, Brasile, Argentina, Uruguay partecipando a importanti Festival (Montreal, Toronto, Houston, Los Angeles, Perugia, Antibes, Berlino, Parigi, Tokyo, Rio e Sao Paulo, ecc.) E’ stato più volte votato miglior musicista nel referendum annuale della rivista “Musica Jazz”, risultando vincitore anche nelle categorie “miglior gruppo” e “miglior disco italiano”. Nominato “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” dal Ministro della Cultura Francese, nel 2002 ha anche ricevuto il prestigioso “Jazzpar Prize” a Copenhagen. Negli ultimi anni è comparso nei primi posti del referendum della rivista americana Down Beat, nella sezione riservata ai trombettisti, alla spalle di Dave Douglas, Wynton Marsalis e Roy Hargrove, e in quella riservata ai migliori gruppi, con il quintetto denominato TRIBE. Ed è la prima volta che una formazione italiana figura in tale classifica.
Nel gennaio 2004 si è esibito per una settimana nel prestigioso Blue Note di New York, bissando ancora il successo alla Town Hall e poi ancora al Birdland (2006, 2008, 2009, 2012 e 2013).
L’8 Giugno 2011 per Feltrinelli Editore è uscito il libro INCONTRI CON MUSICISTI STRAORDINARI La storia del mio jazz -La storia degli ultimi cinquant’anni di jazz nelle parole divertite e divertenti di uno dei protagonisti assoluti della musica contemporanea. In questo libro Rava ripercorre la storia della sua carriera attraverso il racconto della sua “vorticosa attività fatta di continui incontri con musicisti straordinari, di storie sempre surreali e talvolta amare, di piccole stranezze e grandi talenti, restituendo uno spaccato vivido, con il sorriso e lo sguardo ironico di chi, alla fine, di cose ne ha viste accadere veramente tante.”
Il Luglio 2011 lo ha visto protagonista di un tour europeo con un nuovo grande progetto “Tea for Three” insieme ad altri tre musicisti straordinari come Dave Douglas, Avisahi Cohen e Uri Caine.
Nell’ottobre 2013 è stato pubblicato per l’editoriale L’Espresso ” Rava On The Road” con un gruppo costituito da Giovanni Guidi, Roberto Cecchetto, Stefano Senni e Zeno De Rossi e l’Orchestra Sinfonica del Teatro Regio di Torino diretta da Paolo Silvestri.
Attualmente, oltre al suo RAVA TRIBE (insieme a Gianluca Petrella, Giovanni Guidi, Gabriele Evangelista e Fabrizio Sferra) ama esibirsi con il quartetto di recentissima costituzione con Francesco Diodati alla chitarra, Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria. Con questa nuova formazione, affiancata da Gianluca Petrella, nel Gennaio 2015 ha registrato un nuovo album per l’ECM “Wild Dance”, uscito a settembre 2015, che ha riscosso un grande successo e apprezzamento di pubblico e critica. Rava New 4et è stato eletto miglior gruppo del 2015 secondo il referendum della rivista Musica Jazz.
Nell’Aprile 2016 L’Editoriale L’Espresso ha pubblicato un nuovo album con la PM Jazz Lab. Il 12 giugno 2016 verrà presentato NOTE NECESSARIE,  un docufilm imperniato sulla sua figura al BIOGRAFILM Festival di Bologna.
Nel 2019 Enrico Rava è stato insignito dell’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. L’Onorificenza italiana si aggiunge ad altre ricevute negli anni passati all’estero. Infatti, Enrico Rava è stato nominato anche Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese e Doctor in Music Honoris Causa alla Barkleee School of Music di Boston. Infine, è cittadino onorario della città di Atlanta in Georgia.
Nel 2018 è un tour con il gruppo Rava – Lovano 5et (con Giovanni Guidi al piano e Dezron Douglas e Gerald Cleaver rispettivamente al basso e alla batteria) e nel Settembre 2019 è uscito per la ECM il Live Album del gruppo “Roma” registrato all’Auditorium Parco della Musica.
Nel Maggio 2020 esce per Accidental Records RAVA – HERBERT – GUIDI “For Mario Live”: un album dedicato alla figura di Mario Guidi, storico manager di Rava, con il quale ha avuto un rapporto lavorativo trentennale, che è venuto a mancare nel Dicembre 2019. Il disco, disponibile in formato digitale, è una raccolta delle esibisizioni live del trio.

Fred Hersch

Membro scelto del pantheon dei pianisti jazz, Fred Hersch è una forza creativa, influente in maniera pervasiva, che ha plasmato il corso della musica per oltre tre decenni come improvvisatore, compositore, educatore, bandleader, collaboratore e artista solista.
È stato proclamato “il pianista più spettacolarmente innovativo da oltre un decennio” da Vanity Fair, “un’elegante forza dell’inventiva musicale” dal L.A. Times e una “leggenda vivente” dal New Yorker.
Hersch è stato candidato quindici volte ai Grammy e ha accumulato una lunga serie di prestigiosi premi che includono i recenti “Doris Duke
Artist” (2016), “Pianista Jazz dell’anno” per la Jazz Journalists Association nel 2016 e 2018 e il “Prix Honorem de Jazz” de L’Acádemie Charles Cros per la totalità della sua carriera.
Anche se le buone cose accadono lentamente, come dice il titolo della sua autobiografia del 2017, la buona fortuna è maturata al punto che il pianista gode del riconoscimento e dell’adulazione tanto dei suoi pari, quanto dei critici e del pubblico.
Hersch ha fissato da gran tempo qual è lo standard dell’interpretazione espressiva e in una stupefacente varietà di contesti, sia attraverso le sue squisite performance da solista, che come leader di uno dei trio definitivi della sua epoca o negli eloquenti dialoghi in duo con partner di grande affinità.
Con più di tre dozzine di album come leader o co-leader all’attivo, Hersch riceve costantemente sontuosi elogi critici e numerosi riconoscimenti internazionali per ogni nuova e lungamente attesa pubblicazione.
Il suo ultimo album con il suo abituale trio “Live In Europe” (2018 Palmetto), documenta un’indimenticabile serata a Bruxelles ed è stato salutato come il suo live migliore – una lode considerevole per un ensemble che suona costantemente a tali stupefacenti livelli.
Il trio, che nell’ultimo decennio ha visto John Hébert al basso ed Eric McPherson alla batteria, nel 2018 è stato votato come secondo miglior gruppo jazz nella classifica dei critici di DownBeat in virtù della sua impareggiabile abilità nel maneggiare un’ampia gamma di stili e approcci mantenendo una grande profondità di emozione e l’esaltante scintilla dell’invenzione.
Le due sue precedenti uscite su Palmetto, “Sunday Night at the
Vanguard” ( 2016) e “Floating” (2014), sono state entrambe candidate ai Grammy nelle categorie “Best Jazz Solo” e “Best Jazz Album”.
Nel 2014 Hersch ha guadagnato la sua sesta candidatura ai Grammy per il suo assolo su “Duet” da “Free Flying”, un album registrato in duo col
chitarrista Julian Lage, che ha ricevuto un raro voto di cinque stelle da parte di DownBeat
Hersch è un collaboratore eccezionalmente empatico e intuitivo e si è impegnato frequentemente in duo con artisti ispirati come Anat Cohen, Bill Frisell, Esperanza Spalding, Julian Lage e Miguel Zenon oltre che con i vocalist Kurt Elling, Kate McGarry e Renée Fleming.
Per quanto siano versatili e sperimentali le sue escursioni in duo e in trio, è nelle sue performance soliste mozzafiato che l’arte di Hersch mostra maggiormente la sua varietà senza confini e la sua multiforme emotività. JazzTimes ha definito la sua musica di solo piano “una forma d’arte completa, autosufficiente e unicamente pura”.
All About Jazz ha scritto che “quando si arriva all’arte del piano solo ci sono due categorie di performer: Fred Hersch e tutti gli altri”:
Nel 2006 Hersch è stato il primo artista nei 75 anni di storia del leggendario Village Vanguard ad avere un ingaggio di una settimana intera come pianista solista.
Il suo secondo turno è stato documentato sul candidato al Grammy “Alone at the Vanguard”, ed è una delle cinque registrazioni da lui realizzate nell’iconico club di New York.
“Open Book” (Palmetto, 2017) è stato, come da titolo, la sua più intima e rivelatoria uscita ed è stato candidato a due Grammy.
La pubblicazione dell’album ha coinciso con la pubblicazione della sua molto ben ricevuta autobiografia “Good Things Happen Slowly” (Crown Archetype Books/Random House).
Il libro rivela in maniera commovente la storia della sua vita musicale insieme a un franco resoconto delle sue lotte e dei suoi trionfi come primo musicista jazz apertamente gay e positivo all’HIV.
Il libro è apparso su “Sunday New York Timesand” di “Fresh Air” della NPR, ed è stato scelto come una delle cinque migliori biografie del 2017 dal Washington Post e dal New York Times ed eletto come “Book on Jazz of the Year 2018” dalla Jazz Journalists Association. La sua storia è stata raccontata nel documentario “The Ballad of Fred Hersch” che ha esordito nel marzo 2016 con sold out al prestigioso “Full Frame Film Festival” ed è ora in streaming su Vimeo.
Per quanto universalmente conosciuto per le sue capacità esecutive Hersch ha guadagnato un rispetto simile anche per la sua capacità compositiva, guadagnando nel 2013, fra gli altri premi, il “Guggenheim Fellowship in Composition”.
Lo stesso anno ha creato “Leaves of Grass”, un’installazione su larga scala del poema di Walt Whitman per due voci (Kurt Elling e Kate McGarry) e un ottetto strumentale. “Leaves of Grass” è stato scelto per inaugurare la stagione 2017 di “Jazz at Lincoln Center” nella Appel Room.

Il visionario progetto teatrale del 2010 di Hersch “My Coma Dreams”, ha spinto il New York Times Sunday Magazine a descrivere il compositore come “unico fra gli innovatori della sua arte, un innovatore eccessivamente sottovalutato di questo jazz individualistico e senza confini – un jazz per il XXI secolo”
Basato su visioni avute dallo stesso Hersch durante un coma di due mesi del 2018, “My Coma Dreams” è un evento multimediale con undici musicisti e un cantante attore, dalla durata di un’intera serata, realizzato in collaborazione con lo scrittore-regista Herschel Garfein. Ne è stato tratto un DVD pubblicato da Palmetto nel 2014.
Per due decenni Hersch è stato un appassionato portavoce e raccoglitore di fondi per agenzie di aiuto e educazione sul tema dell’AIDS.
Ha prodotto ed eseguito quattro album e numerosi concerti di beneficienza fra i quali “Classical Action: Performing Arts Against AIDS” e “Broadway Cares/Equity Fights AIDS” e, a oggi, i suoi sforzi hanno raccolto più di 300.000 dollari. È anche stato relatore a conferenze mediche in USA ed Europa, dove si è pure esibito.
Appassionato educatore, Hersch ha insegnato al New England Conservatory, alla Juilliard School, alla New School e alla Manhattan School of Music. Attualmente è Visiting Artist alla Rutgers University. Ha ricevuto la laurea honoris causa dal Grinnell College e dalla Northern Kentucky University.
L’influenza di Hersch è forte sulla nuova generazione di pianisti jazz, inclusi gli ex allievi Brad Mehldau e Ethan Iverson e il collega Jason Moran che ha detto di lui “Fred al piano è come Le Bron James sul parquet del basket. Lui è perfezione.”